Nietzsche e Torino: una forte attrazione

06-2017

di Nicola Di Mauro

Il filologo, filosofo e critico della modernità Friedrich Wilhelm Nietzsche (1844-1900) trova asilo e ispirazione a Torino in un periodo difficile della sua tormentata vita, dalla primavera del 1888 (a partire dal 5 aprile) al 5 giugno, e dal 21 settembre ai primi di gennaio del 1889. Il capoluogo subalpino gli era piaciuto tantissimo da subito, con le sue atmosfere “magiche”, i suoi monumenti e palazzi. Nel pomeriggio, spesso dopo aver passeggiato lungo le sue vie ordinate e pulite, si recava a scrivere al Caffè Fiorio. Per il filosofo appassionato di musica, che aveva conosciuto Richard Wagner e insegnato a Basilea, la città era stata una sorpresa bella e inaspettata. Questa esperienza l’aveva segnato in profondità e non era stato per lui possibile passare indenne dal fuoco creativo del sito taurino bagnato dal Po.

Filosofo, poeta, prosatore tedesco di fama mondiale prese dimora in Via Carlo Alberto presso il numero civico 6, proprio nel tratto antistante la piazza omonima. Vi prese un appartamento in affitto per 30 lire al mese. Proprietari erano Davide e Candida Fino, che di mestiere facevano gli edicolanti. Egli definì la città «seria e dignitosa». Nei suoi scritti e nelle sue lettere, Nietzsche elogia le strade diritte, la linea dei palazzi, i caffè, la pavimentazione delle vie, la raffinatezza dei portici, la cordialità dei torinesi, la beltà delle donne, e in particolare, anche le prelibatezze gastronomiche. Raccontò egli stesso che «mangiava come un dio». La città, il fiume, gli edifici gli ricordavano i dipinti di un artista francese, Claude Lorrain, i cui quadri paragonava volentieri alle meraviglie architettoniche e naturali della Torino di fine Ottocento, e tra tutte nutriva una passione speciale per la Mole Antonelliana, non ancora compiuta in modo definitivo, che egli considerò come «l’edificio più geniale che forse sia mai stato costruito». Ebbe modo di gradire, inoltre, la musica che circolava a Torino nei salotti e nei teatri. Ascoltò, infatti, per la prima volta, la Carmen di Bizet, il musicista che lui preferiva a Wagner, l’artista suo conterraneo, che prima apprezzava e, poi, via via, dimostrò di tediare per la sua vicinanza e il suo attaccamento, nelle composizioni orchestrali, alla tradizione cristiana, tanto aborrita dal filosofo.

Durante il suo soggiorno nella elegante e austera città, elaborò o riuscì a terminare alcune sue opere: l’autobiografia Ecce Homo, l’Anticristo, il Crepuscolo degli Idoli. Ditirambi di Dioniso, Nietzsche contra Wagner.

Un episodio che lo vide protagonista e che, forse, segnalò i primi sintomi della sua follia, fu quello che avvenne il 3 gennaio del 1889 nel centro di Torino. Nietzsche inveì aspramente contro un cocchiere che frustava il suo cavallo, e sconvolto si mise ad abbracciare il collo dell’animale maltrattato e infine svenne. In alcune lettere farneticanti (“Lettere della pazzia”), inviate in particolare al suo collega Burckhardt, scritte a cavallo di quel lasso di tempo dell’episodio descritto, egli affermava di essere Dio. Fu allontanato, alcuni giorni dopo, dalla città da Overbeck, un suo amico, che, avvertito della gravità della situazione, arrivò allarmato di corsa in città. Egli accompagnò il filosofo a Basilea per farlo curare. Si narra che nei pressi di Porta Nuova, dove avrebbero preso il treno per lasciare Torino, Nietzsche aveva il volto sconvolto, intonava canzoni napoletane e dichiarava di essere il Re d’Italia.

Nietzsche e Torino. Fu un colpo di fulmine. Un amore a prima vista. Ma fatale per la mente del filosofo tedesco. Egli non poteva credere ai suoi occhi di trovarsi a cotanto grado di bellezza e ricercatezza architettoniche e si sentì esplodere dentro quel genio «umano troppo umano», che aveva forgiato, a suo insigne parere, in modo così fine, illustre ed evidente, il salotto e le caratteristiche vie prospicienti del capoluogo sabaudo.

In piazza Carlo Alberto, in corrispondenza dove aveva abitato Nietzsche, c’è adesso una targa che fu posta nel centenario della sua nascita. La targa recita: «In questa casa Federico Nietzsche conobbe la pienezza dello spirito che tenta l’ignoto, la volontà di dominio che suscita l’eroe. Qui, ad attestare l’alto destino e il genio, scrisse Ecce homo, il libro della sua vita. A ricordo delle ore creatrici, primavera-autunno 1888, nel I centenario della nascita la città di Torino pose, 15 ottobre 1944, a. XXII e.f (era fascista)».